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          VIAGGIO NELL'ARTE ORGANARIA DEL BIELLESE

La storia dell'organaria in Piemonte, dai primi strumenti collocati fino alla fine del Seicento, è caratterizzata da una debole domanda di mercato: solo le chiese principali e/o quando supportate finanziariamente dai notabili del luogo, possono permettersi un arredo liturgico acquisibile solo sostenendo costi elevati. Tale situazione costringe gli organari a spostamenti onerosi in cerca di commesse, quando la stazionarietà potrebbe, invece, operare da calmiere ai costi di collocazione e manutenzione annullando anche i "tempi morti" dovuti alla peregrinazione continua. Solo all'inizio del Settecento, col mutare delle condizioni socio economiche nello Stato dei Savoia e col conseguente aumento della domanda, gli artigiani itineranti possono dar vita a insediamenti stabili.
Oltre all'abbattimento dei costi, la stabilità, e la continuità artistica che ne deriva, consentono di arricchire l'italianità ormai affermata del "riparto dell'armonia" con l'assimilazione sapiente di una miscela di elementi di organaria francese, tedesca e iberica collezionati, pressoché in eguale misura, fin dal Seicento.
All'inizio del Settecento, con Giuseppe Calandra, taurinensis per opportunità ma cuneese di nascita, e Antonio Maria Bonetta, di Gozzano ma insediatosi nel Biellese, prende il via una Scuola artistica fertile e longeva, che occupa i due secoli a venire con una schiera di organari che si muovono armonicamente in ambito culturale piemontese.
Testimoni di tanta fertilità, e ovviamente delle capacità costruttive dei loro ideatori, sono i numerosi strumenti conservati nelle Chiese del Piemonte, alcuni recuperati integralmente agli ideali artistici originari. Testimoni che, per essere credibili e veritieri, vanno "interrogati" come qualsiasi altro monumento: una visita accurata, meglio se non "mirata" e che soprattutto non prescinda dal contesto, perché un organo viene costruito in un edificio e per quell'edificio in particolare, tenendo conto cioè sia degli aspetti estetici che dell'acustica. Ciò fa dell'organo un'opera d'arte sempre unica, mai esattamente ripetibile, come irripetibile è il contesto in cui viene collocato. In analogia, che impressione ricaveremmo dal michelangiolesco Mosè, incontrandolo nell'atrio di Stazione Termini anziché nella splendida cornice della Chiesa di San Pietro in Vincoli?
La situazione non sarebbe certo tale da stimolare frasi storiche come "perché non parli"...
Abituati dalle guide turistiche e dalle segnalazioni correntemente offerte a districarci, che so, tra una tela del Moncalvo, una pala del Lanino e una cupola dell'Arduzzi, difficilmente ci soffermiamo ad ammirare 1' "opera d'arte" organo perché difficilmente siamo propensi a considerarlo opera d'arte.
A esempio. Siamo sicuramente affascinati dalle splendide forme date da Filippo Juvarra alla Basilica Reale di Superga e, al contrario, non facciamo caso all'elegante prospetto dell'organo ideato nel 1732 da Giuseppe Calandra "organo del Re" e ricostruito nel 1796 da un altro grande artista torinese, Gioachino Concone. Ammiriamo il gotico della Cattedrale di Asti, mentre passano inosservati i due organi, l'uno di Liborio Grisante del 1768, l'altro dei Serassi del 1844, entrambi incorniciati in due splendide casse settecentesche, opere sopraffini dell'ebanista Bartolomeo Varale. Vi è, però, una complicazione in più: l'organo non dovrebbe solo essere mirato e rimirato, ma anche ascoltato, e ciò non sempre è possibile, vuoi per l'indisponibi1ità di chi potrebbe farcelo ascoltare (a volte è già difficile entrare in una Chiesa, figuriamoci salire in cantoria ...), vuoi per lo stato d'abbandono, vuoi per le profonde modificazioni subite nel corso dei secoli.
Oggi infatti, la maggior parte degli organi giace dimenticata, travolta dall'ennesima riforma conciliare sulla Musica Sacra (Vaticano 11), accantonata da un gusto che non trova più, nella solennità di quegli amalgami, una risposta adeguata. Anche il solo mirarli, come si mira un quadro o una scultura, sarebbe doveroso (checché ne dicano le guide turistiche). Restituire loro "la voce", accudirli, tenerli in efficienza, vuol dire invece rendere piena dignità a tutte le iniziative che passato hanno portato alla costruzione di quelli che non s solamente monumenti alla musica, ma anche testimonianza "vivente" (vivente, nella misura in cui, appunto, non sono muti) della volontà, dei sacrifici e del gusto dei nostri antenati. Dignità per le antiche iniziative. E rispetto per tutti coloro che, in tali iniziative, profusero le migliori energie.
Nonostante la mutazione dei tempi e dei gusti, laddove l'organo vive, mantiene ancora curiosamente il suo potere aggregante. Non scandisce più, è vero, i momenti cardine della vita comunitaria, ma la sua maestosità e la sua imponenza, hanno ancora la forza di attrarre, di incuriosire, di affascinare. Magari in rare occasioni, magari solo per qualche concerto...

Alberto Galazzo, Biella 1995


  Degli Ornamenti delle Casse e Loggie Inservienti per gli Organi

E' stile presso che universale di collocare gli Organi, Istromenti musicali soliti adoprarsi nelle Chiese, sovra la (porta grande di esse contro Il muro dì loro facciata, ma stile, a dir vero, biasimevole, per le irriverenze, che a' sacri Altari per cagione loro ne avvengono nel dare, da parecchi si sa, in un colle suonate, e a n on e musicali, attenzione alle azioni pure di chi là sopra le sta producendo. Che però la prima avvertenza da aversi dall'Architetto nello stabilimento di tal sorta di Macchine vorrei fosse quella di procurar loro un luogo conveniente, ed adatto, o ne' laterali del Presbiterio, o In alcun altro simil posto, che prossimo restasse all'Altare principale. Per quanto nel resto la disposizione riguarda di tali Casse, o Loggie, gioverà avvertire d'accordarne per quanto è possibile, I lineamenti degli ornati con quelli della Chiesa; e ciò riguardo principalmente alla Loggia, la cui larghezza tener converrà dì tale misura, che oltre alla Cassa dell'Organo, e suoi accessori capir vi possa quel numero di Soggetti, che necessari sono per formare un Coro musicale più o meno grande secondo l'esigenza dell'occasione, che dar si possono nella Chiesa medesima. [ ... ] Per quanto sì è della distribuzione de' spazj, e piani, che formar debbono la Cassa dell'Organo, deve l'ArchItetto Intendersela, e passar d'accordo col Fabbricatore dell'Organo stesso; e cioè affine di dar loro una disposizìone tale, che accordare si possa colla forma, s'colla struttura dell'Istromento medesimo. Né già vogliono le canne di mostra esser tanto capricciosamente distribuite, che per non potersi adattare alla secreta, ad Impiegare perlopiù vi si abbiano finte; che sarebbe un dare Improvidamente in soverchio, ed inconveniente dispendio. Gli ornamenti, onde decorare se ne vuole il prospetto, esser deggiono più tosto leggieri, che forti, e convenevole cosa sarà ognora, ove vi si voglia uso fare di figure, Il rappresentarvi, a preferenza dì tutt'altro, dei Genj, che carte In mano tenendo, ed Istromenti musicali, In atto siano di cantare, e suonargli. Una cosa resta da avvertire; ed è, che ove necessario rendasi alla Chiesa il lume di qualche Finestra, che trovare si possa nel muro, contro cui hanno tali Casse a collocarsi, si maneggi in maniera la disposizione di esse Casse, che libera lasci tale Finestra, almen per quanto fa d'uopo per poterne adeguatamente l'opportuno lume ricevere.

Bernardo Antonio Vittone, Torino 1766


  Andorno Micca/San Giuseppe di Casto, Chiesa di San Giuseppe
  1786, Giovanni Bruna

In cantoria posta sulla bussola; Fa, del Principale 8' in facciata; 19 registri; tastiera di 50 tasti (Do,/Fa5) in sesta; pedaliera a leggio di 13 tasti (Do1/Mi2) in sesta; 442 Hz. a 16°C; temperamento inequabile.

L'organo ha subito modifiche non sostanziali a opera di Giuseppe Altariva (1859), Pietro Manzoni (1911) e Giuseppe Marzi (195 1). Nel 1994 è stato restaurato da Pietro Paolo Contenti.
La cantoria è di Francesco Boggio (1782), la cassa di Giuseppe Corte Ferione (1786) elegantemente scolpita e decorata da Giacomo Virla.


  Biella, Cattedrale di S. Stefano Protomartire
  1860, Camillo Guglielmo Bianchi

In cornu epistolae Fa1 del Principale 16' in facciata; 60 registri; 2 tastiere di 61 tasti (Do1/Do6); pedaliera rettilinea di 32 tasti (Do1/Sol3); 440 Hz. a 18'C; temperamento equabile.

L'organo, posato nel 1859, fu collaudato da padre Davide da Bergamo e da Felice Frasi nel gennaio del 1860. Nel 1864 sulla cantoria in cornu evangelii Amedeo Ramasco collocò un organo corale di 18 registri (op. 72), áttualmente nella Chiesa di Viera Rivò a Coggiola. Nell'edificio, allora conosciuto come S. Maria del Piano, l'organo era già presente prima del 1589. In seguito vi operarono Angelo e Giuseppe Vitani (1609), Giuseppe Ramasco Fagnani (1772, anno di erezione della Diocesi), Giacinto Bruna (1822), Amedeo Ramasco (1839).
Sull'organo di Camillo Guglielmo Bianchi intervennero i Successori Bianchi (1895) e Giovanni Marelli (1905, collaudo di Dino Sincero). Nel 1976 venne riposizionato al 1860 da Eugenio Piccinelli (collaudo di Nelson Sella e Achille Berruti).
I parapetti delle cantorie sono del sec. XV, ricavati dagli stalli del coro della Collegiata di S. Stefano Vecchio; il prospetto è del 1772.
Costruita nel 1402, la Chiesa è in stile gotico a tre navate separate da colonne in stile cruciforme. Numerosi gli affreschi dei sec. XV XVII; i dipinti del coro sono di Giovannino Galliari (1784); le decorazioni delle navate sono della prima metà dell'800. All'esterno, il Battistero (sec. XI) e il campanile di S. Stefano Vecchio (sec. XIII).


  Biella/Chiavazza, Chiesa di San Rocco
  1774, Gioachino Concone

In cantoria posta sulla bussola; Re2 del Principale 8' in facciata; 7 registri; tastiera di 47 tasti (Do1/Re5) in sesta; pedaliera a leggio di 15 tasti (Do1/Fa#2); 448 Hz. a 20'C; temperamento mesotonico.

L'organo proviene da una Chiesa di Torino. è stato trasferito nell'attuale sito intorno al 1881 da Giuseppe Guidetti (1806-1883) con l'aggiunta di un basso al pedale. Nel 1981 è stato ripristinato da Italo Marzi.
Gioachino Concone (1754-1825), figlio di Francesco Maria (1713-1795), fu l'esponente più genìale della famiglia di "organari del Re" e seppe armonizzare gli ideali artistici avuti in eredità con le profonde innovazioni suggeritegli dall'organaria tedesca e francese (esemplare, in tal senso, il progetto non realizzato dell'organo della Parrocchiale di Strambino, 1796). Tra i suoi lavori: il rifacimento degli organi della Basilica Reale di Superga (1789/95) e delle Cappelle Reali di Torino e di Venaria, la collocazione degli strumenti della Chiesa del Cristo Risorto a Savona (1784) e della Cathédrale St. Réparate a Nizza (1804).
La Chiesa di S. Rocco, Eretta probabilmente in seguito alla peste del 1599, fu ricostruita dopo quella del 1629. Vi è conservata un'ancona di legno dorato che racchiude una tela di Vincenzo Costantino (sec. XVII).


  Bioglio, Chiesa della Beata Vergine Assunta
  1891, Carlo Vegezzi Bossi

Sulla bussola in cantoria; Do, del Principale 8' in facciata; 33 registri; tastiera di 58 tasti (Do1/La5); pedaliera rettilinea di 24 tasti (Do1/Si2); 446 Hz. a 17'C; temperamento equabile.

E' uno degli ultimi organi interamente meccanici costruiti da Carlo Vegezzi Bossi. La disposizione fonica coniuga armoniosamente la tradizione con i processi innovativi riformistici. Precedentemente la Chiesa possedeva un organo del 1736 (Giovanni Michele Ramasco Fagnani), sostituito da Amedeo Ramasco nel 1848 di cui Carlo Vegezzi Bossi ha conservato il prospetto. La cantoria e la cassa sono di Domenico Cerruti e Antonio Carpano (1848), ornate da Giovanni Battista Cassinis.
Carlo Vegezzi Bossi (1858-1927) è figlio di primo letto di Giacomo Vegezzi Bossi. Dopo le prime mosse nell'ambito della tradizione organaria, la sua opera si evolve rapidamente grazie all'amore per l'arte che esercita, alle capacità professionali, alla presenza di collaboratori di tutto rispetto e alla sensibilità per gli incombenti sconvolgimenti tecnologici e riformistici.
La Chiesa è dei sec. XVII-XVIII. L'altare in marmi policromi è opera di Angelo Maria Ganna (1765); il quadro dell'Assunta di Giovanni Antonio Restelli (1767); gli affreschi del coro del Greggio (1737), il pulpito, della seconda metà del sec. XVII, probabile opera di Bartolomeo Termine.


  Graglia, Chiesa di Santa Croce
  1763, Giuseppe Maria Ragozzi

In cantoria posta sulla bussola; Fa, del Principale 8' in facciata; 14 registri; tastiera di 54 tasti (Do1/Fa5) originariamente in sesta; pedaliera a leggio di 12 tasti (Do1/Si1) originariamente in sesta; 440 Hz, a 20°C; temperamento inequabile.

Lo strumento è uno dei pochi firmati da Giuseppe Maria Ragozzi e giunto fino a noi pressoché integro. Sono intervenuti, senza peraltro apportare modifiche irreversibìli, Luigi Borrione nel 1886 e Angelo e Giovanni Nava nel 1899. Sono in corso progetti di restauro. La cantoria e la cassa sono state progettate nel 1761, realizzate nel biennio successivo e decorate da Giovanni Antonio Genta. Giuseppe Maria Ragozzi (circa 1720-post 1788) fu, col fratello minore Giovanni Antonio, allievo di Giovanni Michele Ramasco Fagnani. Sacerdote, originario delle località valsesiana di Mollia d'Arrigo (Colma di Valduggia), costruì interessanti strumenti di matrice biellese con prospetti ispirati alle creazioni di fine Seicento-inizio Settecento tipiche di Giovanni Battista Gavinelli e di Antonio Maria Bonetta, entrambi novaresi allievi di Andrea Gavinelli, fondatore, il secondo, del Polo Biellese della Scuola Organaria Piemontese. La Chiesa è stata iniziata nel 1576 e terminata nell'arco di un biennio. Nel 1639 viene posata la prima pietra di un nuovo edificìo che è consacrato nel 1656. All'interno, gli stalli del coro opera dì Carlo Giuseppe Maria Flecchia (1727) e una tela del biellese Zamorra (1687) raffigurante la Circoncisione.


  Graglia, Chiesa di San Fede Martire
  1847, Carlo Giacinto Vittino

In cornu evangelii; Mi, dei Principale 8' in facciata; 21 registri; tastiera di 56 tasti (Do1/Sol5); pedaliera a leggio di 17 tasti (Do1/Mi2); 444 Hz. a 20'C; temperamento equabile.

Nella Chiesa esisteva, fin dalla metà del Settecento un organo collocato da Giuseppe Maria Ragozzi e sostituito nel 1819 da Giacinto Bruna. Nel 1843 l'Amministrazione Parrocchiale decise di sostituirlo, sottoscrivendo il progetto presentato da Carlo Vittino. Lo strumento, iniziato nel 1846, venne consegnato l'anno successivo. Nel 1986 è stato restaurato da Italo Marzi di Pogno (NO).
Carlo (1805-1868), fratello minore dell'organaro Pietro Vittino (1780-1830 ca), fondò nel 1824 a Caraglio (CN) la casa Vittino (operante dal 1828 a Centallo) e oggi nota sotto la ragione sociale Brondino-Vegezzi Bossi. Entrambi i fratelli, nativi di Graglia, furono allievi di Giacinto Bruna.
La Chiesa risale alla seconda metà del sec. XVI e fu ampliata nel coro nel sec. XVIII. In essa si conservano stucchi settecenteschi che ornano le pareti, l'altare maggiore in marmi policromi del 1781 e un armonio di Giuseppe Mola del 1876.


  Magnano, Chiesa di San Giovanni Battista
  1794, Giovanni Bruna

Sulla bussola in cantoria; Do, del Principale 8' in facciata; 22 registri; tastiera di 50 tasti in sesta (Do1/Fa5); pedaliera a leggio di 13 tasti in sesta (Do1/Mi2); 432 Hz. a 20°C; temperamento Kirnberger III.

L'organo, che è al centro delle attività del Festival e dei Corsi di Musica Antica a Magnano, fu progettato nel 1787 ma ultimato solo nel 1794. In seguito fu oggetto di interventi di Giovanni e Giacinto Bruna, e di altri organari che ne misero a rischio l'integrità. Nel 1981 Italo Marzi lo ha recuperato stornando le sovrapposizioni; nel 1994 lo stesso organaro ha provveduto a una completa opera di messa a Punto.
La cantoria e la cassa sono opera di Pietro Antonio Serpentiere o della sua scuola. Gli strumenti musicali dipinti sui pannelli della cantoria sono del 1822.
I progetti dell'edificio, a tre navate, sono del 1656. Il pavimento fu messo in opera nel 1714 e la facciata completata nel 1741. Le sculture lignee (pulpito, mobili della sacrestia) sono di Carlo Francesco Auregio Termine (1698), l'altare e la balaustra di Francesco Olgiati (1753).


  Massazza, Chiesa dell'Assunta
  1815, Giacinto Bruna

Sulla bussola in cantoria; Do, del Principale 8' in facciata; 14 registri; tastiera di 50 tasti in sesta (Do1/Fa5); pedaliera a leggio di 13 tasti in sesta (Do1/Mi2); 436 Hz. a 20'C; temperamento inequabile.

L'organo di Giacinto Bruna sostituì uno strumento di Angelo Vitani, collocato nel 1609 nella Chiesa di S. Maria del Piano in Biella e trasferito a Massazza nel 1807. Nonostante l'epoca di costruzione e la presenza di registri dal nome ottocentesco, la disposizione fonica e le sonorità sono tardo- settecentesche. Dopo svariate vicende, lo strumento è stato ripristinato da Italo Marzi nel 1992. Le sculture della cassa sono di Grato Ramella (1814). Giacinto Bruna (1764-1836) era fratello minore di Giovanni. Nel 1798 sposò Caterina, cugina dell'organaro Giuseppe Ramasco Fagnani. Per quasi vent'anni (1796-1813) lavorò con il fratello, contribuendo alla realizzazione delle grandi opere di Chiaverano e Montanaro. Privo della genialità del fratello, dopo il 1813 costruì organi di medie e medio-piccole dimensioni, rifacendosi alla tradizione settecentesca della Scuola Piemontese. Unica eccezione, il grande organo di 50 registri per la Chiesa di S. Lorenzo in Andorno Micca (1835), oggi perduto.


  Miagliano, Chiesa di Sant'Antonio Abate
  1785, Giovanni Bruna

In cantoria posta sulla bussola; Do1 del Principale 8' in facciata: 28 registri; tastiera di 58 tasti (Do1/La5); pedaliera a leggio di 17 tasti (Do1/Mi2); 440 Hz. a 20°C; temperamento equabile.

Dopo la collocazione l'organo fu smontato e rimontato nel 1805/06 da Giovanni e da Giacinto Bruna per favorire i lavori di consolidamento della cantoria. Nel 1884 Carlo Aletti ne modificò la disposizione fonica sacrificando ance e cornetti. Il restauro del 1980 è di Italo Marzi.
La Chiesa è stata riedificata intorno al 1685. La cassa e la cantoria sono di Giovanni Molinaro e Giovanni Livorno scolpite da Giacomo Virla (1785); la rielaborazione del 1806 è stata effettuata da Pietro Antonio Serpentiere con un finissimo lavoro di ebanisteria.
Giovanni Battista (1753-1823 ca) era figlio dell'organaro Pietro Antonio Bruna (1732-1781), entrambi allievi dei Ramasco Fagnani. Artista geniale quanto disordinato, arricchi la regione di strumenti innovativi e grandiosi, tra cui quelli di Chiaverano (1796), Castellamonte (1800), Alice Castello (1801), Montanaro (1811), Cuorgnè (1815 ca), sempre viziati da piccoli malfunzionamenti la cui risoluzione era lasciata alle cure del fratello Giacinto.


  Mongrando, Chiesa di San Rocco
  1608/10, Angelo e Giuseppe Vitani

In cantoria posta sulla bussola; Do, del Principale 8' in facciata; 13 registri (9 in origine); tastiera di 58 tasti (Do1/La5); pedaliera rettilinea di 18 tasti (Do1/Fa2); 440 Hz. a 20'C; temperamento equabile.

Donato alla Chiesa conventuale di S. Domenico in Biella dall'Arcivescovo di Pisa Antonio Dal Pozzo Della Cisterna, è uno dei 4 strumenti collocati dai pavesi Vitani nel Biellese (Collegiata di S. Stefano Vecchio e Chiesa di S. Maria del Piano, 1609; Matrice di Andorno Micca, 1611). Trasportato a Mongrando nel 1803 dai fratelli Bruna, fu successivamente pressoché irreversibilmente modificato da Amedeo Ramasco (1833), dai Nava (1902) e da Giuseppe Marzi (1948).La cassa e la cantoria sono state ornate da Pietro Botto (1640 ca); in presbiterio sono conservate due serie di portelle, una monocroma e l'altra policroma, opera di Mario Zuccaro (1610 ca).


  Occhieppo Superiore/Fiario, Chiesa della Beata Vergine delle Grazie
  1784, Giuseppe e Pietro Clemente Ramasco Fagnani

In cantoria posta sulla bussola; Do, del Principale 8' in facciata; 20 registri; tastiera di 54 tasti (Do1/Fa5) originariamente in sesta; pedaliera a leggio di 12 tasti (Do1/Si1) originariamente in sesta; 430 Hz. a 20'C; temperamento inequabile.

L'organo fu costruito per la Chiesa di S. Stefano in Occhieppo Superiore e trasferito a Fiario nel 1887 a opera dei Fratelli Collino in occasione della collocazione del loro opus 289. Nel trasloco furono aggiunti i primi quattro tasti cromatici (Do#, Re#, Fa#, Sol#). Tale sovrapposizione è facilmente annullabile.
Giuseppe (1743-1802) e Pietro Clemente (1752-1810) Ramasco Fagnani furono allievi del padre Giovanni Michele (1703-1-765) e dello zio Pietro (1709-1752), quest'ultimo così chiamato in onore di Pietro Micca, del quale era nipote. Dei due fratelli, Giuseppe fu indubbiamente artisticamente più rappresentativo mentre Pietro Clemente coprì un ruolo secondario. I fratelli Ramasco Fagnani collocarono numerosi organi in Chiese delle attuali provincie di Aosta, Biella, Torino. Tra i lavori più significativi, gli strumenti della Cattedrale di Biella (1772), di cui si conserva ancora la splendida facciata, e di Peisey-Nancroix in Savoia (1773).
La Chiesa è stata costruita intorno al 1650. In essa sono conservati un Crocifisso di legno dipinto (sec. XVI) e una statua della Madonna di Oropa (sec. XVII).


  Salussola, Collegiata dell'Assunta
  1858, Marco Amedeo Cipriano Ramasco

Sulla bussola in cantoria; Do, del Principale 8' in facciata; 31 registri; tastiera di 58 tasti (Do1/La5); pedaliera a leggio di 17 tasti (Do1/Re2, 2 accessori); 448 Hz. a 20'C; temperamento equabile.

La Collegiata fu provvista di organo fin dal 1720, con uno strumento costruito da Antonio Maria Bonetta, che intorno al 1793 venne sostituito da Giovanni Bruna. Nel 1858 Amedeo Ramasco lo "ampliò e riformò" facendo coesistere splendidamente materiale antico e materiale nuovo. L'organo fu collaudato da Felice Frasi nel dicembre dell'anno successivo. Dopo ulteriori interventi dei Successori Bianchi (1899) e di Giuseppe Marzi (1946), fu ripristinato dalla Famiglia Artigiana Mascioni di Cuvio (VA) nel 1979.
Amedeo Ramasco (1798-1870) fu allievo di Giacinto Bruna, del quale nel 1823 sposò la figlia Angela Maria. Dal 1860 si avvalse della collaborazione del figlio Giovanni (1841-1871), estendendo l'area di operatività dal Biellese e dal Vercellese al Canavesano e alla Valle d'Aosta.
Di struttura romanico-gotica trecentesca, la Chiesa venne eretta a Collegiata nel 1413. Le pregevoli opere di ebanisteria sono opera di Carlo Francesco e Bartolomeo Auregio Termine e di Bernardo Barile (mobili della sacrestia 1686, stalli del coro 1710, pulpito 1711, cantoria 1720). Le due grandi tavole dipinte (Assunta e Deposizione) risalgono al sec. XVI e sono della Scuola di Bernardino Lanino.


  Viverone, Chiesa di Santa Maria Assunta
  1815, Fratelli Serassi op. 359

Sulla bussola in cantoria; Do, del Principale 8' in facciata; 28 registri; tastiera di 54 tasti (Do1/Fa5); pedaliera a leggio di 17 tasti (Do1/Mi2); 440 Hz. a 20°C; temperamento equabile.

Tra gli organi collocati nel Biellese (Roppolo 1819, Cavaglià 1821, Mosso Santa Maria 1840) dai più prestigiosi organari italiani dell'epoca, i Serassi di Bergamo, l'opus 359 del 1815 è il più genuino. Lo strumento infatti, ancorché bisognoso di restauro, non ha praticamente mai subito interventi.
E posato su una cantoria costruita nel 1802 da Domenico e Giuseppe Clerico su disegno di Giovanni Godone. Quest'ultimo amplia la cantoria e orna di sculture la cassa nel 1817/18.
La struttura della Chiesa, già appartenuta alla Confraternita di S. Nicola, è a tre navate sostenute da colonne in pietra e risale al 1710 circa. Nel 1782 viene ultimato il coro, opera di Luca Clerico. Nel 1786 Giuseppe Marzaglia costruisce la balaustra in marmo. Nel 1791 la Chiesa viene dedicata all'Assunta ed eretta a Parrocchiale. Gli altari laterali sono di inizio Settecento, acquistati nel 1803. Ai primi anni del Seicento risale la tavola dell'Assunta che fa da icona all'altar maggiore.


  Zurnaglia, Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano
  1868, Costantino Mazzia op. 2

In cantoria posta sulla bussola; Do, del Principale 8' in facciata; 27 registri; tastiera di 61 tasti (Do1/Do6); pedaliera a leggio di 17 tasti (Do1/Mi2); 445 Hz. a 19'C; temperamento equabile.

L'organo preesistente fu collocato da Giovanni Michele e Giuseppe Ramasco Fagnani (1763).
Di questo lavoro si conservano tuttora i pannelli dipinti della cantoria mentre la cassa è del 1868 (Giovanni Poma). Dopo alcuni interventi (Pietro Manzoni, 1910 ca; Ignoto, 1932; Giuseppe Marzi, 1953), è ripristinato da Pietro Paolo Contenti (1993).
Costantino Mazzia (1833-1896) fu allievo di Amedeo Ramasco, col quale collaborò fino al 1867, facendo derivare i propri strumenti, senza modificazioni, dai modelli codificati dal maestro. L'organaro fu uno degli ultimi rappresentanti di due secoli di vita della Scuola Organaria Piemontese: collocò nuovi organi, essenzialmente nelle provincie di Aosta, Biella e Torino, fino al 1885 circa e in seguito, travolto dagli eventi della Riforma sulla Musica Sacra, limitò la propria attività a manutenzioni e restauri.
La Chiesa viene eretta alla fine del sec. XVI; la facciata è di Andrea Levis (1743). All'interno, opere di ebanisteria (confessionale, fonte battesimale, mobile della sacrestia) scolpiti da Bartolomeo Termine e da Pietro Giuseppe Auregio (metà del sec. XVII).


  RIFERIMENTI

Edizione: Unione Nazionale Pro Loco d'Italia, Comitato Provinciale, Commissione di Arte Sacra della diocesi di Biella, Azienda di Promozione Turistica, Biella

Progetto, testi, fotografie: Alberto Galazzo

Redazione: Giuliana Arborio, Sergio Broglino, Italo Cibin, Paola Corbetta, Alberto Galazzo, Maria Camilla Paolini

Collaborazione: Massimo Cagnacci, Clara Castelli, Simona Lusuardi, Laura Putzu, Monica Tressoldi

Riedizione sul web: Massimo Cagnacci (12-06-2001)

   Elenco degli organi esistenti nel Biellese

Nell'elenco sono state ricomprese le località che per tradizione e cultura appartengono al Biellese "organario", area che si sovrappone sostanzialmente a quelle definite dai confini della Provincia e della Diocesi, marginalmente non coincidenti.
L'elenco comprende 156 strumenti di cui 65 in piena efficienza (indicati con "**") e 60 comunque utilizzabili (indicati con "*"), la presenza di più strumenti in un edificio è rilevata facendo precedere alla data di collocazione una lettera (a., b., c.); altrimenti, la presenza di più date indica una pluri-paternità con aggiunte o sovrapposizioni irreversibili successive alla data di collocazione.

Ailoche

 

Madonna della Brugarola
1750c, Ignoto Valsesiano


**

S. Bernardo
1847, Pietro Minoletti

Alice Castello (VC)


*

S. Nicola
1803, Giovanni e Giacinto Bruna

Andorno Micca


**

S. Lorenzo
1898, Natale Marelli


**

S. Giuseppe di Casto
1786, Giovanni Bruna

Benna


*

S. Pietro Apostolo
1863, Amedeo e Giovanni Rarnasco

Biella


**

Cattedrale
1860, Camillo Guglielmo Bianchi


*

S. Anna al Piazzo
1729, Antonio Maria Bonetta

 

S. Biagio Vecchio al Vemato
1902, Successori Bianchi


*

S. Cassiano
1926, Fratelli Scolari


**

S. Filippo
1868, Camillo Guglielmo Bianchi
1907, Successori Bianchi


**

S. Giacomo al Piazzo
1957, Giuseppe Marzi
1994, Krengli

 

S. Nicola Nuovo al Vernato
1935c, Giuseppe Marzi


*

S. Paolo
1961, Giuseppe Marzi


**

S. Sebastiano
1978, Giuseppe Marzi


**

SS. Trinità
1891, William George Trice
1894, Successori Bianchi op. 188

Biella/Barazzetto


**

S. Bemardo delle Alpi
1848, Amedeo Ramasco

Biella/Chiavazza

 

S. Antonio Abate
1770, Giuseppe Ramasco Fagnani


**

S. Maria Assunta
1820, Giacinto Bruna
1884, Carlo Aletti


**

S. Rocco
1774, Gioachino Concone

Biella/Favaro


*

S. Giuseppe
1780, Giuseppe Ramasco Fagnani
1780, Giuseppe Maria Ragozzi
1892, Collino e Nava

Biella/Oropa


**

Basilica Eusebiana
1920, Natale Balbiani
1927, Fratelli Aletti


 

Cappella dei Paradiso
a. 1635/39, Ignoto Piemontese
b. 1635/39, Ignoto Piemontese

Biella/Pavignano


 

S. Carlo Borromeo
1957, Fratelli Krengli

Biella/San Giovanni


*

S. Giovanni
1865c, Camillo Guglielmo Bianchi

Biella/San Grato


*

S. Grato
1897, Angelo Nava

Biella/Vandorno


**

S. Antonio Abate
1838, Amedeo Ramasco

Bioglio


**
**

B. V. Assunta
a. 1891, Carlo I Vegezzi Bossi
b. 1962, Famiglia Artigiana Mascioni op. 822

Borriana


**

S. Sulpizio
1931, Giacomo Zenoni
1989, Angelo Krengli

Brusnengo


 

S. Bernardo
XIXs, Ignoto


*

S. Pietro
1860c, Giuseppe Altariva

Callabiana


*

B. V. Assunta
1899, Natale Marelli

Camandona


*

Ss. Grato e Policarpo
1851, Felice Bossi

Camburzano


*

S. Martino
1902, Carlo I Vegezzi Bossi op. 1097

Campiglia Cervo


*

Santuario di S.Giovanni
1853, Amedeo Ramasco


*

Ss. Giuseppe e Bernardo
1861, Giuseppe Guidetti
1957, Giuseppe Marzi

Candelo


*

S. Lorenzo
1903, Successori Bianchi


*

S. Pietro
1939, Luigi Berutti-Fabbrica Mola

Caprile


*

S. Carlo
1839, Fratelli Serassi op. 545
1907, Paolo Mentasti op. 155

Carisio


*

S. Lorenzo
1765, Carlo Silvestro Velatta

Casapinta


*

S. Lorenzo
1949, Fratelli Krengli

Castelletto Cervo


 

S. Tommaso Beckett
1779, Pietro Antonio Bruna
1779, Giuseppe Ramasco Fagnani
1779, Carlo Silvestro Velatta

Cavaglià


*

S. Michele
1821, Fratelli Serassi op. 381


**

Ss. Bentardino e Francesco
1841, Felice Silvera

Cerrione


*

S. Giovanni Battista
1850, Amedeo Ramasco

Cerrione/Magnonevolo


*

Annunziata
1865, Amedeo e Giovanni Ramasco op. 74

Cerrione/Vergnasco


*

S. Giorgio Martire
1832, Amedeo Ramasco

Coggiola


**

Assunta e S. Giorgio
1893, Giuseppe Lingua op. 19

Coggiola/Viera Rivò


*

S. Grato
1864, Amedeo e Giovanni Ramasco op. 72

Cossato


*

S. Maria Assunta
1935, Luigi Berutti-Fabbrica Mola

Cossato/Castellengo


 

Ss. Pietro e Paolo
1800, Giovanni e Giacinto Bruna

Crevacuore


 

S. Maria Assunta
1825, Luigi Maroni Biroldi


 

Ss. Marta e Antonio
XIXs, Ignoto

Crosa


*

Ss. Cosma e Damiano
1958, Giuseppe Marzi

Curino


*

S. Bonornio
1930, Luigi Berutti-Fabbrica Mola

Donato


**

Ss. Pietro e Paolo
1893, Carlo I Vegezzi Bossi

Donato/Ceresito


 

S. Giovanni Battista
1872, Camillo Guglielmo Bianchi op. 38

Dorzano


 

S. Lorenzo Martire
1830, Giacinto Bruna

Gattinara (VC)


 

S. Marta
1788, Giuseppe Maria Ragozzi

Graglia


*

S. Croce
1763, Giuseppe Maria Ragozzi


**

S. Fede Martire
1947, Carlo Vittino op. 31

Graglia/Santuario


**

Madonna di Loreto
1839, Felice Bossi

Graglia/Vagliumina


*

Ss. Grato-Defendente
1887, Fratelli Collino op. 293

Guardabosone (VC)


**

S. Agata
1827, Luigi Maroni Biroldi

Lessona


**

S. Lorenzo
1852, Felice Bossi

Magnano


**

Festival Musica Antica
1953, Metzler


**

Ss. Giovanni Battista e Secondo
1794, Giovanni Bruna

Massazza


**

S. Maria Assunta
1815, Giacinto Bruna

Masserano


**

Collegiata
1888, Alessandro Mentasti

Mezzana Mortigliengo


**

S. Bartolomeo
1947, Giuseppe Marzi

Miagliano


**

S. Antonio Abate
1785, Giovanni Bruna
1805, Giovanni e Giacinto Bruna
1884, Carlo Aletti

Mongrando


*

S. Lorenzo
1849, Amedeo Ramasco
1895, Costantino Mazzia


*

S. Rocco
1608/10, Angelo e Giuseppe Vitani

Mongrando/Curanuova


*

S. Maria
1822, Giacinto Bruna

Mosso Santa Maria


**

S. Maria Assunta
1840, Fratelli Serassi op. 548

Mottalciata


 

S. Vincenzo
1880c, Camillo Guglielmo Bianchi


**

Madonna dei Carmine
1871, Costantino Mazzia op. 8

Muzzano


**

S. Eusebio
1880, Camillo Guglielmo Bianchi op. 66

Netro


**

Assunta
1885, Fratelli Vittino op. 129
1943, Francesco I Vegezzi Bossi

Netro/Colla


**

Annunziata
1845, Carlo Vittino op. 29

Occhieppo Inf.


*

Rosario
1763, Giovanni Michele Ramasco Fagnani
1790, Giovanni Bruna


*

S. Antoruno
1891, Collino e Nava
1953, Fratelli Krengli


**

S. Clemente
1786, Giuseppe e Clemente Ramasco Fagnani

Occhieppo Sup.


 

S. Stefano
1887, Fratelli Collino op. 289

Occhieppo S./Fiario


*

S. Maria delle Grazie
1784, Giuseppe e Clemente Ramasco Fagnani

Occhieppo S./Galfione


**

S. Antonio Abate
1894, Collino e Nava

Pettinengo


**


**

Ss. Stefano e Giacomo
a. 1735c, Giovanni Michele Ramasco Fagnani
b. 1927, Giovanni Barbieri
c. 1963, Famiglia Artigiana Mascioni

Pettinengo/Livera


**

S. Rocco
1870, Costantino Mazzia op. 7

Pettinengo/Vaglio


**

S. Bemardo
1775/80, Gioachino Concone

Piatto


 

S. Michele
1941, Giuseppe Marzi

Piedicavallo


**

S. Michele
1889, Carlo I Vegezzi Bossi

Piedicavallo/Montesinaro


 

S. Grato
1868c, Amedeo e Giovanni Ramasco

Pollone


*

S. Eusebio
1906, Carlo Pera

Pollone/Cangio


*

Ss. Fabiano e Sebastiano
1892, Giuseppe Lingua op. 11

Ponderano


 

S. Lorenzo
1940, Giuseppe Marzi

Portula


**
**

Immacolata
a. 1867, Giacomo Vegezzi Bossi
b. 1885, Camillo Guglielmo Bianchi op. 79

Portuia/Castagnea


 

B. V. della Neve
1909, Pietro Manzoni

Postua


**

S. Maria Assunta
1875, Alessandro Mentasti

Pralungo


**

S. Maria della Pace
1929, Luigi Berutti-Fabbrica Mola


 

SS. Trinità
1756, Giovanni Michele Ramasco Fagnani

Pralungo/Sant'Eurosia


*

S. Eurosia
1905, Giovanni Marelli

Pray


*

S. Rita
1952, Giuseppe Marzi

Pray/Flecchia


**

Casa Duella
1981, Angelo Krengli


 

S. Ambrogio
1692, Giovanni Battista Gavinelli

Pray/Pianceri Alto


 

S. Grato
1771c, Giuseppe Maria Ragozzi

Quaregna


**

S. Martino
1869, Camillo Guglielmo Bianchi op. 33

Quittengo/Rialmosso


*

Ss. Filippo e Giacomo
1850, Amedeo Ramasco op. 49

Roasio


**

S. Eusebio
1890c, Carlo I Vegezzi Bossi


*

S. Maurizio
1880c, Giovanni Mentasti

Ronco B.se


*

S. Michele
1886, Fratelli Lingiardi op. 204

Roppolo


**

Rosario
1866, Giuseppe Guidetti

Roppolo/Castello


**

S. Michele
1765/7O, Fratelli Concone

Rosazza


**

Ss. Pietro e Giorgio
1880, Camillo Guglielmo Bianchi op. 65

Sagliano Micca


**

Ss. Stefano e Giacomo
1871, Amedeo e Giovanni Ramasco
1872, Costantino Mazzia

Sala B.se


*

S. Martino
1798, Giovanni e Giacinto Bruna

Salussola


**

Collegiata
1858, Amedeo Ramasco op. 64


**

Terruzza
1707, Antonio Maria Bonetta

Sandigliano


*

B. V. Assunta
1880, Camillo Guglielmo Bianchi

Selve Marcone


*

S. Grato
1906, Giovanni Marelli

Sillavengo (NO)


**

S. Maria
1693, Giovanni Battista Gavinelli

Soprana


*

S. Giuseppe
1906, Giuseppe Lingua

Sordevolo


*

S. Ambrogio
1912, Luigi Berutti


 

S. Marta
1904, Vincenzo Mascioni

Sordevolo/Verdobbio


 

Madonna delle Grazie
1775, Giuseppe Rossi

Sostegno


 

S. Antonio Abate
XVIIIs, Ignoto


**

S. Lorenzo
1846, Amedeo Ramasco op. 37

Strona


 

Natività di Maria
a. 1871, Camillo Guglielmo Bianchi
b. 1958, Fratelli Krengli

Tavigliano


*

SS. Trinità e S. Carlo
1839, Amedeo Ramasco

Ternengo


*

S. Eusebio
1845, Amedeo Ramasco

Tollegno


**

S. Germano Nuovo
1936, Luigi Berutti-Fabbrica Mola

Torrazzo


*

S. Maria Assunta
1837, Amedeo Ramasco

Trivero


*

Ss. Quirico e Giulitta
1884, Camillo Guglielmo Bianchi

Trivero/Botto


*

Visitazione
1905, Successori Bianchi

Trivero/Bulliana


**

S. Sebastiano
1876, Camillo Guglielmo Bianchi op. 52

Trivero/Ponzone


**

S. Cuore di Gesù
1950, Giuseppe Marzi

Trivero/Pratrivero


**

S. Giuseppe
1907, Giuseppe Lingua

Valdengo


*

S. Biagio
1859, Amedeo Ramasco

Valle Mosso


**

S. Eusebio
1922, Giulio Manzoni

Valle Mosso/Crocemosso


**

S. Antonio
1850, Amedeo Ramasco op. 47

Valle San Nicolao


**

S. Nicolao
1860, Felice Bossi e figlio

Veglio


*

S. Giovanni Battista
1965, Fratelli Krengli

Verrone


 

S. Lorenzo
1925, Giulio Manzoni

Vigliano B.se


*

B. V. Assunta
1903, Vincenzo Mascioni


 

S. Lucia
1770c, Ignoto Piemontese

Vigliano B.se/Villaggio


*

S. Giuseppe
1929, Fratelli Aletti

Viverone


*

S. Maria Assunta
1815, Fratelli Serassi op. 359

Zimone


 

S. Giorgio
1843, Felice Silvera

Zubiena


*

S. Nicolao
1866, Amedeo e Giovanni Ramasco op. 75

Zubiena/Riviera


**

S. Cassiano
1820c, Luigi Concone

Zumaglia


**

Ss. Fabiano e Sebastiano
1868, Costantino Mazzia op. 2

Bibliografia: ALBERTO GALAZZO, La Scuola Organaria Piemontese, Centro Studi Piemontesi / Fondo "Carlo Felice Bona" (=Il Gridelino, 11), Torino 1990; ID., Schedatura dei Patrimonio Organario della Diocesi di Biella, Istituto Diocesano di Arte, Liturgia e Musica Sacra, Biella 1992 111 ediz.; Delmo Lebole Storia della Chiesa Biellese, Unione Biellese, Biella 1976-1994 14 vol.