Perché il Notaio mi porge una penna blu quando ho sempre sentito dire che si deve firmare con quella nera?
Questa scena si ripete con una frequenza sorprendente.
Porgo la penna al cliente e, invece di iniziare a firmare, lui si ferma, mi guarda e mi dice:
«Notaio, ma non si dovrebbe firmare con la penna nera?»
Qualcuno aggiunge persino:
«Negli altri studi notarili mi hanno sempre detto che il nero è obbligatorio.»
A quel punto sorrido e rispondo che quella domanda me la sento fare molto spesso.
La convinzione che gli atti notarili debbano essere firmati esclusivamente con inchiostro nero è infatti molto diffusa.
In realtà la normativa non parla di colore dell'inchiostro.
Ciò che richiede è che la scrittura sia realizzata con inchiostro indelebile, cioè con un inchiostro idoneo a garantire la permanenza del documento nel tempo.
La finalità della legge è quindi quella di assicurare la conservazione dell'atto, non di imporre uno specifico colore.
Nel corso degli anni si è consolidata, in molti studi notarili, la prassi di utilizzare esclusivamente penne nere.
Si tratta di una scelta organizzativa perfettamente comprensibile e largamente diffusa.
Nel mio studio, invece, ho sempre ritenuto che la cosa davvero importante fosse rispettare il requisito richiesto dalla legge: utilizzare un inchiostro stabile, durevole e indelebile.
Per questo motivo può capitare che vi porga una penna blu.
Non si tratta di una distrazione.
E non è nemmeno una stranezza.
È semplicemente una scelta coerente con la mia interpretazione della normativa e con l'obiettivo di garantire la qualità e la conservazione dell'atto nel tempo.
Devo confessare che, quando vedo il cliente esitare davanti alla penna blu, ormai so già quale sarà la domanda successiva.
Ed è uno di quei piccoli episodi che rendono ogni giornata di lavoro diversa dalla precedente.