Perché il Notaio mi fa così tante domande?
Se c'è una domanda che mi sento rivolgere quasi ogni giorno, è proprio questa.
A volte viene posta apertamente.
Altre volte la leggo negli occhi di chi mi siede davanti e si chiede perché io voglia sapere così tante cose della sua vita, della sua famiglia, dei suoi progetti e perfino delle ragioni che lo hanno portato a scegliere una determinata operazione.
La risposta, in realtà, è molto semplice.
Per fare bene il mio lavoro devo prima capire che cosa volete davvero ottenere.
Può sembrare scontato, ma vi assicuro che non lo è.
Molte persone arrivano nel mio studio convinte di avere già individuato la soluzione giuridica giusta.
Mi dicono, ad esempio:
«Vorrei fare una donazione.»
«Vorrei intestare la casa a mio figlio.»
«Vorrei costituire una società.»
«Vorrei fare una procura.»
Eppure, dopo qualche domanda, capita spesso di scoprire che il loro vero obiettivo è un altro.
Magari vogliono semplicemente tutelare il coniuge, evitare futuri problemi tra gli eredi, organizzare meglio il patrimonio familiare o pianificare un investimento immobiliare.
In questi casi il mio compito non è limitarmi a scrivere l'atto richiesto.
Il mio compito è capire quale sia lo strumento più adatto a raggiungere il risultato che il cliente desidera davvero.
Per questo faccio tante domande.
Vi chiedo se siete sposati, se avete figli, quale regime patrimoniale avete scelto, chi utilizzerà l'immobile, se pensate di rivenderlo, se avete già acquistato con agevolazioni fiscali, se vivete all'estero o se avete in programma di trasferirvi.
Talvolta vi chiedo anche informazioni che possono sembrare molto personali.
Non lo faccio per curiosità.
Lo faccio perché un particolare apparentemente irrilevante può cambiare completamente la soluzione giuridica o fiscale più conveniente.
Succede spesso che proprio la risposta a una di queste domande mi porti a proporre una strada diversa da quella immaginata inizialmente dal cliente.
Ed è uno degli aspetti più belli del mio lavoro.
Il Notaio, infatti, non è un semplice professionista che trasforma in parole quello che gli viene richiesto.
È un pubblico ufficiale che deve comprendere la reale volontà delle parti, interpretarla correttamente e tradurla nello strumento giuridico più idoneo.
Per questo motivo una parte importante del mio lavoro consiste semplicemente nell'ascoltare.
A volte basta una risposta, una precisazione o un dettaglio raccontato quasi per caso per evitare un problema che potrebbe emergere molti anni dopo.
È anche per questo che vi interrompo, vi chiedo chiarimenti o torno su un argomento che pensavate ormai concluso.
Non è tempo perso.
È tempo investito per costruire un atto più sicuro.
Molti clienti, alla fine dell'incontro, mi dicono:
«Adesso ho capito perché mi ha fatto tutte quelle domande.»
Ed è probabilmente il complimento che mi fa più piacere ricevere.
Perché significa che hanno compreso una cosa fondamentale.
Un bravo Notaio non deve limitarsi a scrivere quello che gli viene chiesto.
Deve prima capire davvero che cosa serve alla persona che ha davanti e solo dopo trasformare quella volontà in un atto giuridicamente corretto, efficace e sicuro.