Il regalo più insolito
Se qualcuno mi chiedesse quale sia stato il regalo più curioso che abbia ricevuto in oltre quarant'anni di professione, non avrei alcun dubbio sulla risposta. Una gallina. Viva.
Era l'inizio della mia carriera notarile. Avevo lasciato Roma per iniziare questa nuova esperienza professionale nel Biellese e stavo ancora imparando a conoscere il territorio, le sue tradizioni e, soprattutto, le persone che lo abitavano.
Un giorno seguii una pratica per un margaro, uno di quegli uomini che vivono a stretto contatto con la montagna, gli animali e i ritmi della natura. L'atto si concluse senza difficoltà e, come sempre, cercai di svolgere il mio lavoro con il massimo impegno.
Qualche giorno dopo quel cliente tornò nel mio studio. Aveva un sorriso sincero e teneva tra le mani una scatola di cartone con alcuni piccoli fori. La appoggiò sulla scrivania e mi disse con soddisfazione:
«Notaio, le ho portato un piccolo pensiero.»
Confesso che immaginai una bottiglia di vino, un formaggio di montagna o qualche altro prodotto tipico. Poi mi accorsi che quella scatola... si muoveva. La osservai con un certo stupore.
Lui, con la massima naturalezza, mi disse:
«È una gallina. Così almeno sa che cosa mangia.»
Per qualche secondo rimasi senza parole. Non perché il regalo non mi avesse fatto piacere. Al contrario.
Compresi immediatamente che quel gesto nasceva da una sincera gratitudine e che, per quella persona, regalarmi una delle sue galline era probabilmente il modo più autentico per manifestare riconoscenza. Il problema era un altro. Ho sempre amato gli animali e non avevo alcuna intenzione di trasformare quella povera gallina nel pranzo della domenica.
Così, invece di risolvermi la giornata, quel dono mi pose un problema del tutto inatteso. Per qualche ora mi domandai che cosa fare. Non volevo offendere il cliente rifiutando il suo regalo, ma desideravo trovare per quella simpatica ospite una sistemazione adeguata.
Alla fine mi venne in mente la persona giusta. Un mio cliente allevava con grande passione galline ornamentali e di razza, accudendole con una cura straordinaria. Lo chiamai, gli raccontai l'accaduto e accettò con entusiasmo di prendersene cura.
Quando gliela affidai, però, gli feci una sola raccomandazione.
«Mi prometta una cosa: questa gallina dovrà vivere felice e morire soltanto di vecchiaia.»
Lui sorrise e mi diede la sua parola. Così quella semplice gallina di montagna, senza alcun pedigree e ignara di essere diventata protagonista di un ricordo destinato a durare negli anni, finì a vivere insieme a elegantissime galline di razza, accudita con ogni attenzione. Ogni tanto ripenso ancora a quel giorno e sorrido.
Perché mi ricorda che fare il notaio non significa soltanto redigere atti o risolvere questioni giuridiche. Significa soprattutto incontrare persone. E qualche volta, tra una compravendita e una successione, ricevere un gesto di gratitudine così semplice e così autentico da trasformarsi in uno dei ricordi più belli di un'intera vita professionale.