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Una vita da notaio

La storia della penna blu

La storia della penna blu

Nel corso della mia professione ho imparato una lezione che non ho mai dimenticato. Prima di giudicare una richiesta come strana o incomprensibile, vale sempre la pena fermarsi ad ascoltare.

Questa storia risale a molti anni fa. Lavoravo già a Casale Monferrato e, come facevano praticamente tutti i notai dell'epoca, utilizzavo esclusivamente penne con inchiostro nero. Non ci avevo mai riflettuto più di tanto. Si era sempre fatto così e, sinceramente, ero convinto che non potesse essere diversamente.

Quel giorno il rogito si era svolto senza alcun problema. Avevo letto l'atto, le parti avevano verificato ogni documento, si erano scambiate gli assegni e l'originale era stato stampato. Era arrivato il momento delle firme.

Come sempre, le penne passarono di mano in mano. Uno dopo l'altro, tutti sottoscrissero l'atto. Mancava soltanto l'ultimo cliente.

Era seduto accanto a me. Prese la penna, mi guardò con assoluta tranquillità e disse:

«Mi dispiace, Notaio, ma io con l'inchiostro nero non firmo.»

Per un istante pensai di non aver capito. Gli spiegai che non avevo alternative. Tutte le penne erano uguali e, per quanto ne sapessi, quella era la prassi seguita da tutti.

Lui, con la stessa calma, rispose:

«Allora preferisco non firmare.»

Nella stanza calò il silenzio. L'atto era ormai concluso. Mancava una sola firma. Se quel cliente si fosse alzato e fosse uscito dallo studio, tutta l'operazione sarebbe rimasta sospesa, con le conseguenze facilmente immaginabili.

Provai ancora a convincerlo. Lui rimase fermo nella sua decisione. Poi, con grande semplicità, mi spiegò il motivo.

«Notaio, l'ultima volta che ho firmato con una penna nera era il documento relativo alla morte di mio padre. Quel giorno ho promesso a me stesso che non avrei mai più usato l'inchiostro nero.»

In quell'istante tutto cambiò. Quella che pochi secondi prima mi era sembrata una richiesta incomprensibile diventò il riflesso di un dolore profondo e di una promessa fatta a sé stesso.

Compresi subito che non stava creando un problema. Stava semplicemente chiedendo rispetto per un ricordo che aveva segnato la sua vita. Gli chiesi qualche minuto di pazienza.

Telefonai a un Conservatore dell'Archivio Notarile, persona di grande esperienza, per verificare una convinzione che avevo sempre dato per scontata. La risposta fu tanto semplice quanto illuminante. La normativa non impone il colore dell'inchiostro. Richiede soltanto che sia indelebile.

A quel punto chiesi immediatamente a una delle mie collaboratrici di procurarmi una penna con inchiostro blu indelebile. Quando arrivò, gliela porsi. Il cliente mi guardò, sorrise e firmò serenamente il rogito.

L'atto si concluse senza alcun problema. Ma quella giornata lasciò un segno anche su di me. Da allora iniziai a utilizzare abitualmente penne con inchiostro blu e, ancora oggi, la maggior parte dei miei clienti firma in questo modo.

Ogni volta che qualcuno mi chiede, con un po' di stupore:

«Notaio, ma non si dovrebbe firmare con la penna nera?»

il pensiero corre inevitabilmente a quel signore. Mi ricorda che dietro una richiesta apparentemente insolita può nascondersi una storia personale che merita rispetto.

Quel giorno non imparai soltanto qualcosa sull'inchiostro indelebile. Imparai, ancora una volta, che il compito di un notaio non è soltanto applicare le regole, ma anche ascoltare le persone e comprenderne le ragioni. Perché, molto spesso, ciò che sembra un semplice dettaglio racconta una parte importante della vita di chi abbiamo di fronte.

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