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Successioni ed eredità

Rinuncia all'eredità

Sommario della guida

Che cos'è la rinuncia all'eredità?

La rinuncia all'eredità è l'atto con il quale il chiamato manifesta formalmente la volontà di non acquistare la qualità di erede.

L'istituto è disciplinato dagli articoli 519 e seguenti del Codice civile.

Attraverso la rinuncia il chiamato rimane estraneo alla successione e non subentra nei rapporti giuridici trasmissibili facenti capo al defunto.

La rinuncia costituisce un atto unilaterale, formale e solenne, che può essere validamente compiuto esclusivamente nelle modalità previste dalla legge.

Chi può rinunciare all'eredità?

Può rinunciare chiunque sia stato validamente chiamato all'eredità per legge oppure per testamento e non abbia ancora acquistato la qualità di erede.

Questo rappresenta il presupposto fondamentale dell'istituto.

Una volta intervenuta l'accettazione dell'eredità, sia essa espressa oppure tacita, non è più possibile sostituirla con una successiva rinuncia.

Per tale ragione è importante valutare con attenzione la propria posizione prima di compiere qualsiasi atto che possa essere interpretato come accettazione dell'eredità.

Come si effettua la rinuncia?

La rinuncia deve essere ricevuta:

  • da un Notaio mediante atto pubblico;

  • oppure mediante dichiarazione resa davanti al Cancelliere del Tribunale nel cui circondario si è aperta la successione, cioè del Tribunale competente in relazione all'ultimo domicilio del defunto.

Non sono pertanto sufficienti:

  • una scrittura privata;

  • una dichiarazione contenuta in altri documenti;

  • una comunicazione agli altri chiamati;

  • una semplice manifestazione verbale di volontà.

La forma solenne prevista dal Codice civile garantisce certezza giuridica sia al rinunciante sia agli altri soggetti interessati dalla successione.

Quali effetti produce la rinuncia?

La rinuncia impedisce al chiamato di acquistare la qualità di erede.

Dal punto di vista giuridico il rinunciante viene considerato come se non fosse mai stato chiamato all'eredità.

Di conseguenza l'eredità si devolve agli altri soggetti individuati dalla legge oppure dal testamento secondo le regole previste per la specifica successione.

La rinuncia non costituisce una vendita, una donazione né una cessione della quota ereditaria.

È direttamente la legge a stabilire chi subentrerà nella posizione del rinunciante.

La rinuncia all'eredità coincide con la rinuncia abdicativa di un diritto?

No.

Nonostante il termine «rinuncia» venga utilizzato in entrambe le ipotesi, si tratta di istituti profondamente diversi.

La rinuncia all'eredità interviene quando il chiamato non è ancora divenuto erede e manifesta la volontà di non acquistare tale qualità.

La rinuncia abdicativa riguarda invece un diritto già esistente nel patrimonio del soggetto che vi rinuncia. In questo caso il rinunciante è già titolare del diritto e decide di dismetterlo, con effetti disciplinati dalle norme proprie del diritto oggetto della rinuncia.

Nella rinuncia all'eredità, invece, il chiamato evita proprio l'acquisto della qualità di erede e dei rapporti giuridici che ne deriverebbero.

Pur utilizzando la stessa espressione, i due istituti rispondono quindi a presupposti, funzioni ed effetti completamente differenti.

Che cosa accade alla quota del rinunciante?

La risposta dipende dalla concreta situazione successoria.

In alcuni casi opererà il diritto di rappresentazione, consentendo ai discendenti del rinunciante di subentrare nel suo luogo e grado.

In altri casi la quota si accrescerà agli altri coeredi oppure sarà devoluta secondo le regole della successione legittima o testamentaria.

Gli effetti della rinuncia devono quindi essere valutati caso per caso, tenendo conto della presenza di un eventuale testamento, della composizione della famiglia e delle norme che disciplinano la devoluzione dell'eredità.

Esiste un termine per rinunciare?

Sì.

Il diritto di rinunciare all'eredità si prescrive, in via generale, nel termine di dieci anni dall'apertura della successione, cioè dalla morte del defunto.

Ciò non significa, tuttavia, che sia opportuno attendere fino alla scadenza di tale termine.

Il Codice civile disciplina infatti alcune situazioni particolari nelle quali il comportamento del chiamato assume immediata rilevanza giuridica.

Tra queste riveste particolare importanza la posizione del chiamato che si trovi nel possesso dei beni ereditari.

Inoltre, nella pratica, la necessità di amministrare il patrimonio, vendere un immobile, ottenere un finanziamento bancario o definire rapidamente i rapporti tra i chiamati rende spesso opportuno assumere una decisione molto prima della scadenza del termine decennale.

Che cosa cambia se il chiamato è nel possesso dei beni ereditari?

Il chiamato che si trovi nel possesso dei beni ereditari è soggetto ad una disciplina particolare prevista dal Codice civile.

La legge impone infatti specifici adempimenti e termini, destinati ad evitare che il patrimonio ereditario rimanga per lungo tempo privo di una chiara definizione giuridica.

In tali ipotesi il chiamato deve prestare particolare attenzione ai comportamenti posti in essere, poiché il decorso dei termini previsti dalla legge e l'omissione degli adempimenti richiesti possono produrre conseguenze particolarmente rilevanti.

La concreta individuazione della situazione di possesso e degli obblighi conseguenti richiede una valutazione caso per caso.

Per questo motivo è opportuno rivolgersi tempestivamente al Notaio prima di assumere qualsiasi iniziativa.

Quali comportamenti devono essere evitati prima della rinuncia?

Finché la rinuncia non sia stata formalizzata, il chiamato deve prestare particolare attenzione ai comportamenti che potrebbero integrare un'accettazione tacita dell'eredità.

Gli atti di disposizione dei beni ereditari, così come gli altri comportamenti incompatibili con la volontà di rinunciare, possono infatti determinare l'acquisto della qualità di erede, impedendo successivamente la rinuncia.

Restano invece consentiti gli atti conservativi, di vigilanza e di ordinaria amministrazione previsti dalla legge, purché non presuppongano necessariamente la qualità di erede.

Per tale ragione è sempre opportuno valutare preventivamente con il Notaio quali attività possano essere svolte senza compromettere la possibilità di rinunciare.

La rinuncia può essere revocata?

Sì, ma soltanto nei casi e nei limiti previsti dal Codice civile.

L'art. 525 del Codice civile consente infatti al rinunciante di revocare la rinuncia, purché il diritto di accettare l'eredità non sia ancora prescritto e l'eredità non sia stata nel frattempo acquistata da altri chiamati.

La revoca non costituisce quindi un diritto illimitato.

La sua ammissibilità deve essere verificata con particolare attenzione, tenendo conto della situazione concretamente verificatasi dopo la rinuncia.

La rinuncia è sempre definitiva nei confronti degli altri chiamati?

Non necessariamente.

La rinuncia produce immediatamente i propri effetti nei confronti del rinunciante, ma l'evoluzione della successione dipende dalla presenza di altri chiamati, dall'eventuale operatività della rappresentazione, dall'accrescimento o dalle ulteriori regole di devoluzione previste dalla legge o dal testamento.

Ogni successione presenta caratteristiche proprie e richiede pertanto una valutazione specifica.

Per questo motivo non è possibile stabilire in astratto quale sarà il successivo destinatario della quota ereditaria.

Che cosa accade se il rinunciante ha dei creditori?

Il Codice civile tutela anche i creditori del chiamato che abbia rinunciato all'eredità.

Quando la rinuncia arreca pregiudizio alle loro ragioni, i creditori possono chiedere al Tribunale di essere autorizzati ad accettare l'eredità in nome e luogo del rinunciante, esclusivamente allo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei propri crediti.

Non si tratta di una revoca della rinuncia.

La rinuncia rimane valida nei rapporti tra il chiamato e la successione.

L'azione prevista dall'art. 524 del Codice civile costituisce invece uno speciale strumento di tutela dei creditori e produce effetti esclusivamente nei limiti stabiliti dalla legge.

La rinuncia deve essere dichiarata anche nella dichiarazione di successione?

La dichiarazione di successione e la rinuncia all'eredità sono istituti distinti.

La rinuncia riguarda l'acquisto della qualità di erede ed è disciplinata dal Codice civile.

La dichiarazione di successione costituisce invece un adempimento tributario disciplinato dalla normativa fiscale.

La presenza di una rinuncia può naturalmente incidere sul contenuto della dichiarazione di successione e sull'individuazione dei soggetti interessati, ma non sostituisce gli adempimenti previsti dalle rispettive discipline.

Per questo motivo gli aspetti civilistici e quelli tributari devono essere valutati congiuntamente.

Come avviene la rinuncia da parte di un minore o di una persona incapace?

Quando il chiamato all'eredità è un minore, un interdetto, un inabilitato, un beneficiario di amministrazione di sostegno oppure un altro soggetto la cui capacità risulti limitata dalla legge, la rinuncia non può essere effettuata liberamente dal rappresentante.

Occorre rispettare le specifiche disposizioni previste dal Codice civile e ottenere, quando richiesto, le autorizzazioni dell'Autorità Giudiziaria.

La disciplina varia a seconda della situazione personale del chiamato e della misura di protezione applicabile.

Anche in questi casi il Notaio assiste la famiglia nell'individuazione del corretto procedimento e nella predisposizione degli atti necessari.

Qual è il ruolo del Notaio?

La scelta di rinunciare all'eredità produce conseguenze rilevanti sotto il profilo personale, patrimoniale e successorio.

Il Notaio non si limita a ricevere l'atto di rinuncia.

Egli verifica preliminarmente:

  • la posizione del chiamato nella successione;

  • l'eventuale esistenza di un testamento;

  • la presenza di ulteriori chiamati;

  • gli effetti della rappresentazione o dell'accrescimento;

  • la situazione del chiamato rispetto al possesso dei beni ereditari;

  • la presenza di eventuali profili che richiedano particolari autorizzazioni;

  • le conseguenze civili e patrimoniali della rinuncia.

Una consulenza preventiva consente molto spesso di individuare la soluzione più adeguata alla concreta situazione familiare ed evitare scelte che potrebbero produrre effetti non desiderati.

Gli errori più frequenti

Tra gli errori che si riscontrano più frequentemente vi sono:

  • ritenere che una semplice dichiarazione privata sia sufficiente a rinunciare all'eredità;

  • confondere la rinuncia con la mancata accettazione;

  • compiere atti che integrano un'accettazione tacita prima di formalizzare la rinuncia;

  • attendere troppo a lungo pur trovandosi nel possesso dei beni ereditari;

  • ritenere che la rinuncia trasferisca automaticamente la quota ad un determinato familiare;

  • non valutare gli effetti della rappresentazione e delle altre regole di devoluzione dell'eredità;

  • trascurare la posizione degli eventuali creditori o dei chiamati incapaci.

Una preventiva consulenza notarile consente normalmente di evitare tali criticità e di affrontare la successione con piena consapevolezza delle conseguenze giuridiche delle proprie scelte.

Conclusioni

La rinuncia all'eredità rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali il chiamato può scegliere di non acquistare la qualità di erede. Proprio perché impedisce il subentro nei rapporti giuridici del defunto, il legislatore ha previsto una disciplina rigorosa, forme solenni e specifiche garanzie a tutela di tutti i soggetti coinvolti nella successione.

Prima di assumere una decisione è fondamentale valutare attentamente la composizione del patrimonio ereditario, l'eventuale presenza di debiti, la situazione degli altri chiamati, gli effetti della rappresentazione e le conseguenze derivanti dal possesso dei beni ereditari. Una consulenza preventiva del Notaio consente di comprendere le diverse alternative offerte dall'ordinamento, evitare comportamenti incompatibili con la volontà di rinunciare e individuare la soluzione più appropriata in relazione al caso concreto, nel rispetto delle norme civilistiche e degli eventuali adempimenti connessi alla successione.

Domande frequenti

Che cos'è la rinuncia all'eredità?

La rinuncia all'eredità è l'atto con il quale il chiamato manifesta formalmente la volontà di non acquistare la qualità di erede. L'istituto è disciplinato dagli articoli 519 e seguenti del Codice civile.

Chi può rinunciare all'eredità?

Può rinunciare chiunque sia stato validamente chiamato all'eredità per legge oppure per testamento e non abbia ancora acquistato la qualità di erede. Questo rappresenta il presupposto fondamentale dell'istituto.

Quali effetti produce la rinuncia?

La rinuncia impedisce al chiamato di acquistare la qualità di erede. Dal punto di vista giuridico il rinunciante viene considerato come se non fosse mai stato chiamato all'eredità.

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