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Donazioni e liberalità

Patto di famiglia

Sommario della guida

Perché esiste il patto di famiglia?

Il passaggio generazionale è uno dei momenti più delicati nella vita di un'impresa familiare.

Se l'imprenditore non programma il trasferimento dell'azienda o delle partecipazioni, alla sua morte possono sorgere conflitti tra gli eredi, difficoltà nella gestione e rischi per la continuità dell'attività.

Il patto di famiglia nasce proprio per evitare che l'impresa venga paralizzata o frammentata al momento della successione.

Con questo strumento l'imprenditore può individuare in vita il discendente più adatto a proseguire l'attività, coinvolgendo contestualmente gli altri legittimari.

Che cosa può essere trasferito con il patto di famiglia?

L'art. 768-bis c.c. consente il trasferimento:

  • dell'azienda;

  • di un ramo d'azienda;

  • di partecipazioni societarie.

Il patto di famiglia non può essere utilizzato per trasferire genericamente immobili, denaro o altri beni estranei all'impresa.

Questa è una limitazione molto importante: il patto di famiglia non è uno strumento generale per dividere anticipatamente tutto il patrimonio familiare, ma un istituto specificamente destinato al passaggio dell'impresa o delle partecipazioni societarie.

Chi può ricevere l'azienda o le partecipazioni?

L'assegnatario deve essere un discendente del disponente.

Nella pratica può trattarsi di un figlio oppure, in presenza dei presupposti, di un nipote in linea retta.

Non possono essere assegnatari, nell'ambito del patto di famiglia, il coniuge, i fratelli, i nipoti in linea collaterale o soggetti estranei alla famiglia, anche se professionalmente idonei a proseguire l'impresa.

Chi deve partecipare al patto di famiglia?

Al patto devono partecipare:

  • il disponente;

  • il discendente o i discendenti assegnatari dell'azienda o delle partecipazioni;

  • il coniuge del disponente;

  • tutti coloro che sarebbero legittimari se in quel momento si aprisse la successione del disponente.

La partecipazione dei legittimari è uno degli elementi centrali dell'istituto.

Il patto di famiglia non serve a privare gli altri familiari dei loro diritti, ma a regolare in modo anticipato e condiviso il trasferimento dell'impresa.

Che cosa ricevono i legittimari non assegnatari?

L'art. 768-quater c.c. prevede che gli assegnatari dell'azienda o delle partecipazioni debbano liquidare gli altri partecipanti al contratto, se questi non vi rinunciano in tutto o in parte, mediante il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote di legittima.

La liquidazione può avvenire in denaro oppure, se le parti sono d'accordo, anche mediante attribuzione di beni in natura.

Questo passaggio è spesso il più delicato dell'intera operazione.

I legittimari possono rinunciare alla liquidazione?

Sì.

La legge prevede espressamente che i legittimari non assegnatari possano rinunciare in tutto o in parte alla liquidazione loro spettante.

Si tratta di una delle caratteristiche più importanti del patto di famiglia, perché consente ai partecipanti di costruire un assetto condiviso, tenendo conto della situazione familiare e patrimoniale concreta.

La rinuncia deve essere valutata con grande attenzione, perché incide sui rapporti tra i familiari e sulla stabilità dell'intera operazione.

Chi è obbligato alla liquidazione dei legittimari?

Il dato letterale dell'art. 768-quater c.c. pone l'obbligo di liquidazione a carico dell'assegnatario dell'azienda o delle partecipazioni.

Questo aspetto ha creato molte difficoltà nella pratica.

Spesso, infatti, il figlio chiamato a proseguire l'impresa non dispone della liquidità necessaria per compensare gli altri legittimari; al contrario, sarebbe talvolta più naturale che fosse lo stesso imprenditore disponente a riequilibrare i rapporti familiari mediante altri beni o somme di denaro.

Tuttavia la struttura legale del patto di famiglia attribuisce il ruolo di obbligato principale alla liquidazione al soggetto assegnatario.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione, in particolare con la sentenza n. 29506 del 24 dicembre 2020, ha valorizzato questa struttura anche ai fini fiscali, qualificando le attribuzioni compensative ai legittimari non assegnatari come attribuzioni collegate al patto e rilevanti nell'ambito dell'imposta sulle successioni e donazioni.

L'Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 12/E del 14 febbraio 2025, si è allineata a tale orientamento, chiarendo che le attribuzioni compensative devono essere tassate tenendo conto del rapporto di parentela o coniugio tra disponente e legittimario non assegnatario, e non del rapporto tra assegnatario e legittimario liquidato.

Perché è opportuna una perizia?

Nel patto di famiglia il valore dell'azienda o delle partecipazioni è un elemento centrale.

Da quel valore dipendono:

  • l'entità della liquidazione spettante ai legittimari non assegnatari;

  • l'equilibrio complessivo dell'operazione;

  • la prevenzione di future contestazioni;

  • la valutazione fiscale dell'atto.

La legge non impone sempre una perizia, ma nella pratica è spesso opportuno acquisire una perizia di stima dell'azienda o delle partecipazioni. La perizia, pur non essendo generalmente imposta dalla legge, costituisce uno strumento di particolare utilità anche sotto il profilo probatorio. Una valutazione oggettiva e adeguatamente motivata facilita il consenso tra i partecipanti al patto e riduce il rischio di future contestazioni sul valore attribuito all'azienda o alle partecipazioni trasferite.

Una valutazione tecnica indipendente consente di fissare il valore del bene trasferito con maggiore trasparenza e di ridurre il rischio che, in futuro, qualcuno contesti l'assetto patrimoniale definito con il patto.

Il patto di famiglia è definitivo?

Il patto di famiglia ha proprio lo scopo di rendere stabile il trasferimento dell'impresa.

Quanto ricevuto dai contraenti non è soggetto a collazione né ad azione di riduzione, secondo quanto previsto dall'art. 768-quater, quarto comma, c.c.

Ciò significa che, alla morte del disponente, l'azienda o le partecipazioni trasferite con il patto non vengono rimesse in discussione secondo le ordinarie regole delle donazioni.

Questa è la principale forza dell'istituto.

Che cosa accade se sopravvengono nuovi legittimari?

Il patto di famiglia, però, non elimina ogni possibile criticità.

L'art. 768-sexies c.c. disciplina il caso dei legittimari che non abbiano partecipato al contratto.

Può accadere, ad esempio, che dopo la stipula del patto nasca un nuovo figlio del disponente, venga riconosciuto un figlio oppure intervenga un nuovo matrimonio.

In questi casi i legittimari sopravvenuti possono chiedere ai beneficiari del patto il pagamento di quanto sarebbe loro spettato, aumentato degli interessi legali.

Se il pagamento non viene effettuato, la legge prevede la possibilità di impugnare il patto.

Per questo motivo, pur essendo uno strumento molto forte, il patto di famiglia deve essere costruito con attenzione, valutando anche il possibile mutamento della situazione familiare nel tempo.

Qual è la fiscalità del patto di famiglia?

La fiscalità del patto di famiglia deve essere distinta in due parti.

La prima riguarda il trasferimento dell'azienda o delle partecipazioni all'assegnatario.

In presenza dei requisiti previsti dall'art. 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, tale trasferimento può beneficiare dell'esenzione dall'imposta sulle successioni e donazioni.

Per le aziende e i rami d'azienda è richiesta la prosecuzione dell'attività per almeno cinque anni.

Per le partecipazioni societarie è necessario, nei casi previsti dalla legge, acquisire o integrare il controllo ai sensi dell'art. 2359, primo comma, n. 1, c.c., e mantenerlo per almeno cinque anni.

La seconda parte riguarda la liquidazione dei legittimari non assegnatari.

Come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità e dalla prassi dell'Agenzia delle Entrate, tali attribuzioni rientrano nell'ambito dell'imposta sulle successioni e donazioni, applicando aliquote e franchigie in base al rapporto tra disponente e legittimario liquidato.

Quali sono i vantaggi del patto di famiglia?

Il patto di famiglia consente di:

  • programmare il passaggio generazionale dell'impresa;

  • individuare il discendente più adatto a proseguire l'attività;

  • evitare la frammentazione dell'azienda;

  • coinvolgere i legittimari;

  • stabilizzare il trasferimento rispetto a collazione e riduzione;

  • usufruire, quando ricorrono i requisiti, dell'esenzione fiscale prevista dalla legge.

È uno strumento particolarmente utile quando l'impresa rappresenta il bene principale del patrimonio familiare.

Quali sono i limiti del patto di famiglia?

Il patto di famiglia presenta anche limiti significativi.

Non può essere utilizzato per trasferire beni estranei all'impresa.

Richiede il coinvolgimento dei legittimari.

Può porre problemi di liquidità in capo all'assegnatario, chiamato a compensare gli altri familiari.

Deve tenere conto dell'eventuale sopravvenienza di nuovi legittimari.

Richiede inoltre una valutazione attenta della struttura societaria, della continuità gestionale e del regime fiscale.

Qual è il ruolo del Notaio?

Il Notaio assiste la famiglia nella costruzione dell'intera operazione.

In particolare:

  • verifica se il patto di famiglia sia lo strumento corretto;

  • individua i soggetti che devono partecipare;

  • coordina la valutazione dell'azienda o delle partecipazioni;

  • disciplina la liquidazione dei legittimari;

  • verifica le eventuali rinunce alla liquidazione;

  • cura il rispetto dei requisiti fiscali;

  • predispone un atto idoneo a garantire la massima stabilità possibile.

Il patto di famiglia non è un atto standard, ma una vera operazione di pianificazione patrimoniale e familiare.

Gli errori più frequenti

Tra gli errori che si riscontrano più spesso vi sono:

  • utilizzare il patto di famiglia per beni diversi dall'azienda o dalle partecipazioni;

  • sottovalutare la necessità di coinvolgere tutti i legittimari attuali;

  • non valutare correttamente chi debba liquidare i legittimari non assegnatari;

  • rinunciare alla liquidazione senza comprendere pienamente gli effetti dell'atto;

  • non predisporre una perizia o comunque una valutazione attendibile dell'azienda;

  • ritenere che l'esenzione fiscale operi automaticamente;

  • non considerare la possibile sopravvenienza di nuovi legittimari.

Quando è opportuno rivolgersi al Notaio?

È opportuno rivolgersi al Notaio quando l'imprenditore intende programmare il trasferimento dell'azienda o delle partecipazioni societarie ai propri discendenti.

Il confronto preventivo consente di valutare se il patto di famiglia sia davvero lo strumento più adatto, oppure se sia preferibile ricorrere ad altre soluzioni, come la donazione, la riorganizzazione societaria o diverse forme di pianificazione patrimoniale.

Conclusioni

Il patto di famiglia è uno degli strumenti più avanzati previsti dal nostro ordinamento per il passaggio generazionale dell'impresa. Consente di trasferire l'azienda o le partecipazioni societarie ai discendenti, coinvolgendo i legittimari e stabilizzando l'operazione rispetto alle future azioni di riduzione e collazione. Proprio per la sua forza, però, richiede un'analisi accurata: occorre valutare la liquidazione dei legittimari, l'eventuale rinuncia alla liquidazione, la fiscalità, la perizia di stima, i requisiti per l'esenzione e il rischio di sopravvenienza di nuovi legittimari. L'assistenza del Notaio è essenziale per costruire un patto equilibrato, fiscalmente corretto e realmente idoneo a garantire la continuità dell'impresa familiare.

Domande frequenti

Perché esiste il patto di famiglia?

Il passaggio generazionale è uno dei momenti più delicati nella vita di un'impresa familiare. Se l'imprenditore non programma il trasferimento dell'azienda o delle partecipazioni, alla sua morte possono sorgere conflitti tra gli eredi, difficoltà nella gestione e rischi per la continuità dell'attività.

Chi può ricevere l'azienda o le partecipazioni?

L'assegnatario deve essere un discendente del disponente. Nella pratica può trattarsi di un figlio oppure, in presenza dei presupposti, di un nipote in linea retta.

Che cosa ricevono i legittimari non assegnatari?

L'art. 768-quater c.c. prevede che gli assegnatari dell'azienda o delle partecipazioni debbano liquidare gli altri partecipanti al contratto, se questi non vi rinunciano in tutto o in parte, mediante il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote di legittima.

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